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“Le conseguenze della guerra” di Pieter Paul Rubens

Oggi affronterò un argomento del quale non avrei mai voluto scrivere: la guerra. Sono già trascorse diverse settimane dallo scoppio del feroce conflitto tra Russia e Ucraina . Attraverso questo breve articolo , incentrato sulla descrizione di uno dei più importanti capolavori di Rubens,” Le conseguenze della guerra”, voglio esprimere il mio NO a questa crudeltà e mostrare solidarietà al popolo ucraino.

Il 1618 è un annus horribilis, a causa dell’inizio della “Guerra dei trent’anni”. Proprio nel cuore del vecchio continente , si assiste ad una recrudescenza delle sanguinose battaglie tra le varie potenze europee . Quest’ evento scuote profondamente le coscienze dei contemporanei. Anche dal mondo dell’ arte emerge un netto rifiuto alla guerra: Rubens mostra la sua ripugnanza tramite una tela realizzata tra il 1637-1638 .

Oggi è conservata presso Palazzo Pitti a Firenze. Fu commissionata dal ritrattista della casa medicea: Justus Suttermans. Rubens spedisce l’opera al collega associandola ad una breve lettera di presentazione dei contenuti.

Venti di guerra spirano dall’edificio sull’estrema sinistra. È il templum del dio Giano, le cui porte vengono spalancate durante il periodo bellico. Ad attirare l’attenzione dello spettatore sono le imponenti figure di Venere e Marte. Ella, assieme ad alcuni amorini, cerca invano di trattenere la furia dell’amato per evitare lo scontro. Egli affronta il nemico, accompagnato dalle allegorie della peste e della fame (che vivono in simbiosi con la guerra). Questa triade funesta , ricorda quell’invocazione con la quale i nostri avi, rivolgendosi all’ Onnipotente, ne scongiuravano il loro arrivo (“A peste, a fame, a bello libera nos Domine!”).

L’impeto guerresco stravolge tutto. Una donna con il lattante in braccio fugge disperatamente. Un architetto riverso a terra con in mano alcuni strumenti del mestiere, assiste impotente allo scempio. Questi personaggi rievocano nella mia mente tutte quelle strazianti immagini che, ormai, quotidianamente siamo abituati a vedere: madri che scappano, assieme ai loro bambini dai bombardamenti in cerca di salvezza; cadaveri dilaniati di civili abbandonati per le strade; ragazzi che improvvisamente si trovano catapultati a combattere sul fronte.

Le belle arti e l’ armonia vengono annichilite: a mostrarlo in basso, sono sia le frecce sparse qua e là , originariamente facenti parte di un unico mazzo, così come il toccante gesto del libro calpestato dal piede di Marte. L’artista sceglie, non a caso, di raffigurare non una pagina qualsiasi del volume, ma quella nella quale sono rappresentate le tre grazie, simbolo della concordia. L’addolorata Europa, personificata da quell’elegante matrona sulla sinistra vestita a lutto, assiste indifesa al tragico evento. Con lo sguardo rivolto al cielo, invoca miseramente la tanto desiderata pace. Accanto a lei un puttino tiene in mano il globo sormontato dalla croce, simbolo della cristianità.

Così come sottolinea lo storico dell’ arte Marco Collareta, Rubens in quest’ opera ostenta la necessità di far prevalere la pace ed in questo egli ne è ottimista: il bene trionferà sul male. Questa visione è ancora più evidente se si considera l’esplosione cromatica che caratterizza il capolavoro. Ed è con questo sentimento di speranza che concludo queste brevi riflessioni: che la pace tra l’ Ucraina e la Russia possa avere il sopravvento sulla dannazione, morte e distruzione, figlie della guerra.

Emanuele Alù

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