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Società e Attualità

Tra illecito amministrativo e reato.Qual è la posizione della legge di fronte alla molestia e al cat calling?

Thomas Hobbes, grande filosofo britannico,affermava che l’uomo è naturalmente cattivo, lo catalogava come un predatore spaventoso affermando che le società, le comunità, i gruppi e lo Stato stesso non sono fenomeni che fioriscono da quel seme naturale chiamato “solidarietà” che spinge l’essere umano a vivere insieme all’altro, a unirsi in un rapporto armonico ed equilibrato per sacrificare il principio del più forte e chiuderlo per sempre nelle carceri polverose della follia e dare spazio ai principi illuminati partoriti dal sacro ventre delle leggi scritte che hanno bruciato sul fuoco dell’apollineo l’animo malato del dionisiaco che allontana la razionalità per rendere l’uomo un animale poco evoluto. Così, come un’Andarte che sconfitta dalla ragionevolezza di Atena getta via le sue armi emettendo un esile sospiro, l’uomo smette di essere “homo uomini lupus” per trasformarsi in “politikon zoòn” e sottomettersi a una legislazione.

In una società evoluta come potremmo spiegare fenomeni come “la molestia”,”la violenza sessuale”e il “cat calling”? Come si può spiegare il fatto che sempre più donne in tutto il mondo debbano sacrificare il loro pieno diritto di camminare indisturbate per strada, di ritirarsi a notte fonda per ammirare la luce di una luna che aspetta solo di essere guardata e agire nella loro totale libertà solo perché qualcuno decide di utilizzare la propria forza fisica per spaventarle e umiliarle in situazioni in cui la maggior parte delle volte la vittima risulta incapace di difendersi?


Il 15 febbraio del 1996 segna una data importante per la storia del diritto: segna il giorno in cui attraverso l’aggiunta dell’articolo 66 del codice penale lo stupro inizia ad essere visto come ciò che è. Giuridicamente parlando possiamo affermare, oggi, che si tratti di un crimine contro la persona che lede il diritto del consenso e la sua volontà di scelta, non più la morale pubblica. Le statistiche pubblicate recentemente parlano più delle leggi ed i dibattiti mediatici sull’argomento. Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni e 788 mila) ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale durante il corso della propria vita. I numeri purtroppo risultano abbastanza alti.


Risulta frequente la situazione in cui molte donne rinunciano a denunciare per mancanza di denaro o per non affrontare un processo emotivamente destabilizzante. Questo è quello che succede spesso a Catania, dove si sono verificati casi di ragazze impossibilitate a denunciare per ragioni economiche, che hanno però fatto sentire la loro voce, anche se in maniera anonima, attraverso i social. Il fatto è che gli uomini che si macchiano di tali perversioni frequentemente continuano la loro vita lavorativa girando per la città tranquilli e indisturbati con la possibilità che possano compierle nuovamente.

Molte donne dopo aver subito abusi iniziano a mostrare gravi problemi di autostima, a colpevolizzarsi e autopunirsi riscontrando gravi danni psicologici, incorrendo nei casi meno gravi in frequenti attacchi di panico, in altri al suicidio. Questo perché avvertono un senso di impotenza per il fatto di non essere riuscite a scappare, urlare e difendersi.

Un episodio di tale gravità può portare a conseguenze estreme nella vita di chi lo subisce o condizionarla per sempre. Viviamo in un paese dove i reati del genere ricevono pene che raggiungono un massimo di sei anni e si riducono a tre quando sussistono violazioni come il voyeurismo o per sconto della pena in caso di buona condotta.

Viviamo in un paese dove il cat calling non rientra neanche tra gli illeciti amministrativi e continua a vivere indisturbato come se non fosse un reato ma una semplice consuetudine alla quale abituarsi senza protestare. La maggior parte dei processi non vengono gestiti in modo serio e professionale da quelle autorità che dovrebbero garantirci protezione.

Come affermava l’illuminista Cesare Beccaria le punizioni e le norme hanno il fine funzionale di rieducare i soggetti per assicurare società sicure per tutti. Come possiamo pretendere che i soggetti vengano rieducati con pene inesistenti? Come possiamo pretendere di rieducare chi sbaglia quando i processi li subisce la vittima e non chi commette crimini atroci contro la dignità della persona? Abbiamo sicuramente bisogno di proposte innovative che rendano migliori i nostri sistemi di legge permettendogli di compiere il dovere per cui sono stati creati: assicurarci uno Stato in cui ognuno di noi possa sentirsi protetto.

Barbara Lagona

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