Categorie
Cultura

Apollineo e Dionisiaco

Gli opposti si attraggono o chi si somiglia si piglia? A risolvere lo storico dilemma, che può attanagliarci nei nostri momenti di riflessione, ci pensano – come al solito- loro, i fratelli maggiori: i Greci.
Non ci occuperemo (almeno direttamente) di trovare soluzioni ai dubbi amletici attorno ai fatidici legami con le nostre anime gemelle, né ci crogioleremo nel capire Per chi siamo fatti; la materia trattata è ben altra: Apollineo e Dionisiaco. Sarà, prima di ogni cosa, il Mito a parlare -e chissà se lui, sempre così eloquente, non ci aiuti a dissolvere anche gli interrogativi che, in maniera ironica, ci siamo posti sopra.
Per la Mitologia Classica, Apollo e Dioniso sono fratelli: il padre comune – potete indovinare- è Zeus; le madri sono nel primo caso una pari, una dea, Latona, nell’altro una mortale, Semele, grazie al figlio, poi, divinizzata. Ebbene, entrambe le divinità presiedono a determinate potenze: l’ordine (il kosmos), l’armonia, la verità e la chiara visione appartengono ad Apollo (che già nel nome detiene la sua identità: l’ ἀπό più il verbo ὂλλυμι, lett. lontano dalla distruzione); il kaos, il ritmo ossessivo, la finzione e il patimento furioso ed estatico a Dioniso (etimo. Διός-νυός, figlio di Zeus). L’origine è dunque comune, ma specificata; il padre è lo stesso, sono le madri che caratterizzano l’identità dell’uno e dell’altro. Principi opposti ma complementari, Apollo e Dioniso, ricevono il proprio culto in stessi ambienti e feste, almeno così è in epoca classica (per le persecuzioni e la demonizzazione del culto bacchico prima del V secolo a.C, in epoca pre-classica, magari riserveremo un altro spazio): a Delfi, luogo sacro degli oracoli del dio Apollo, viene eretto un tempio con altare antistante a Dioniso, che riceve i tributi durante i mesi invernali, in cui fa buio prima, e Apollo, dio del Sole, abbandona le proprie mansioni; e ancora durante le Grandi Dionisiache, feste di Atene, capitale indiscussa del mondo Greco (fino al 404 a.C. circa, dopo di che la sua supremazia sarà solo culturale), vengono celebrati sacrifici e riti per entrambi poiché, non dimentichiamolo, il dio solare è anche detto Musagete, conduttore delle Muse, e presiede le Arti e l’ispirazione. Dioniso è più selvaggio, più libero, lontano dai dogmi e dalle regole della corte olimpica: ama stare tra gli uomini, lui è semi-dio, ama abbandonare il Cielo, per racchiudersi nella realtà della Terra. La sua vita è pathos, sofferenza (sub-fero lett. sopportare), e proprio per questo serve: ammaestra, insegna come soffrire, come sopportare, egli che è un dio, viene versato come offerta agli dei: “per suo tramite gli uomini ottengono ogni grazia” (Baccanti, vv.284-285, trad. G.Ieranò). L’ispirazione è la matrice comune di entrambi (il padre è lo stesso), è la funzione che è diversa, specifica (le madri cambiano). Apollo rivela, istruisce sui misteri che appartengono al progetto degli dei, ha a che fare con la conoscenza; Dioniso rivela, guida nel dolore della vita anzi, della vita, ne dischiude il senso: insegna che soffrire è la chiave per fare comunità, per stare bene, per perdersi nel mistero profondo della caotica quotidianità ed uscirne incantato, nuova creatura. Sia chiaro, Dioniso non ci invita all’autolesionismo o al masochismo: il suo culto è ben altro. La sua religione è misterica, così come tante altre (Orfismo, misteri di Eracle, misteri Demetriaci, religione Isiaca, Mitraismo, ecc.), il Cristianesimo compreso: una religione è definita misterica quando ha gradi di iniziazione, che servono a comprendere messaggi e simboli per gradi progressivi, e soprattutto un culto incentrato su una divinità che si incarna nella forma umana o ha a che fare con essa, spesso, poi, promette anche una consolazione immanente o provvidenziale, e/o salvezza dopo la morte; insomma la chiave è una: il divino si interessa del singolo uomo. Il sentimento religioso antico era di tutt’altro genere rispetto al nostro: la divinità era percepita come essere terribile, da soddisfare e null’altro, al massimo implorare; è merito delle religioni misteriche, soprattutto del Cristianesimo, aver mostrato il vero volto del Padre (Gv 14,9). Le religioni misteriche inoltre sentono fortemente il legame con il proprio thiasos, con la propria comunità, con questa soffrono, con questa vivono, con questa celebrano, cantano, danzano, lodano, vengono perseguitati, ricevono profezie e si uniscono. Chi aderisce al culto bacchico non è un ninfomane o un sesso-dipendente, le orge con sacrificio della vittima, che rappresenta il dio, hanno un senso specifico: sentirsi unico corpo… con le dovute differenze, è lo stesso identico messaggio dell’Eucarestia: si diventa unico corpo, l’individuo con la comunità, e poi con il Divino). Questi incantevoli concetti e discorsi hanno ammagato numerose personalità, note o meno, e prodotto notevoli dibattiti: primo fra tutti a riabilitare la dimensione pre-olimpica della religione Greca, fu Friedrich Nietzsche. Egli riconobbe l’animo Greco come frammentato, bipolare, sostanziato e al contempo bisognoso, di due diverse anime: proprio quelle da noi prese in considerazione. Somma sintesi di entrambe, afferma poi, è la creazione della magnifica Tragedia: genere teatrale che ha plasmato e temprato, guidato l’anima Greca lungo la Storia e alla gloria, all’immortalità. In essa comparivano l’ordine luminosamente ispirato di Apollo, in particolare nei dialoghi o monologhi, nei personaggi, nella trama; e il trasporto, la sub-fero-entia, di Dioniso, nella musica che accompagna, nella danza che suggestiona, nell’immedesimazione che ammaestra e fa scaricare le tensioni dell’anima (con il pianto, con il riso, con la presa di coscienza). Numerose sarebbero le opere, o anche i soli piccoli frammenti, di discussioni al riguardo…ma a noi basti questo, il Mito ha parlato: l’importanza della specificità del singolo, dell’identità, è fondamentale per vivere bene e in armonia, per produrre qualcosa che porti buon frutto, che conduca alla gloria, all’eternità, alla grandezza, al bene comune, al Bello (pensate alla nascita della Tragedia); la profonda verità che niente è solo ciò che sembra, bisogna sempre indagare, porsi domande, comprendere e non avere paura di farlo, qualsiasi cosa accada; l’autentica necessità di non cedere alla superficialità, di non sentirsi inquadrati o rinchiusi in un personaggio (e non è intelligente dire Oggi più che mai!, è un bisogno dell’uomo di ogni epoca); che non esiste solo il bianco o il nero, è ammesso anche il grigio, se scaturito da una scelta consapevole e voluta, non ci sono schematismi;  e, in generale, che la vita è fatta di simboli, da capire e interpretare, da cui sprigionare significati, e di tanto, tanto altro, ed è bella da vivere solo abbandonati al suo flusso, senza schemi, come ballerini, danzanti su un ritmo e su una melodia specifica ma che fa parte di un’unica orchestra, sapientemente, provvidenzialmente, luminosamente condotta dal Direttore; e tu, che questa sia la vita, un viaggio, un amore…sei disposto a viverlo a pieno? Abbandonato, senza filtri e preconcetti, in modo ordinato al magnifico e opaco caos disordinato della realtà?

Giuseppe Gentile

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...