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Cultura

Come il grano coltivò l’uomo

Per due milioni e mezzo di anni gli umani si nutrirono con frutti, piante, bacche, cacciando animali, tutto sino a 10.000 anni fa, ovvero quando l’uomo modificò il modo di spendere le proprie energie per sopravvivere.
Si parla dell’avvenimento della rivoluzione agricola e dell’abbandono, in gran parte, della pericolosa e spesso spartana vita da cacciatore- raccoglitore. Cambia il modo di manipolare la presenza di animali e piante, da cui circa il 90% delle calorie da noi assunte deriva da una manciata di piante coltivate dall’uomo proprio in questa fase.
Il passaggio all’agricoltura avvenne fra il 9500 e l’8500 a.C.
Tale cambiamento portò alla nascita di insediamenti stabili e piacevoli, grazie all’avvento di nuove pratiche.
Ma questa rivoluzione portò solo vantaggi?

Con il passare tempo la rivoluzione agricola accrebbe la quantità di cibo a disposizione per il genere umano, con una conseguente crescita demografica, ma questo non si tradusse in un aumento della qualità del cibo o in una miglioria delle salute umana.
L’agricoltore medio lavorava più duramente del cacciatore raccoglitore medio, e inoltre aveva anche una dieta alimentare peggiore.
Proveremo a vedere la storia dal punto di vista del grano.
10.000 anni fa c’era una scimmia che viveva una vita confortevole, cacciando e raccogliendo, ma poi cominciò a investire il suo tempo a coltivare il frumento e, dopo millenni, la quasi totalità degli umani non faceva altro, dall’alba al tramonto, se non prendersi cura del frumento, ma non era cosa facile!


Il frumento richiedeva una grossa mole di badanti perché doveva essere difeso dalla grande quantità di organismi che volevano mangiarlo, come conigli, locuste ecc… I Sapiens dovettero impegnarsi per ripulire il terreno perché il frumento non amava sassi, pietrisco e soprattutto condividere le sostanze nutritive con altre piante. Inoltre dovettero passare lunghe giornate sotto il sole a sarchiare il terreno. Il frumento aveva fame e sete infatti veniva concimato con le feci di animali e abbeverato tramite l’acqua dei ruscelli.

Il corpo del Sapiens dovette evolversi in funzione di questi compiti e ne pagarono il prezzo la spina dorsale, le ginocchia, il collo e le arcate dei piedi.
Numerosi studi su antichi scheletri constatarono come il passaggio all’agricoltura fece nascere diversi malanni come l’ernia al disco, le artriti e le ernie inguinali.
Non fummo noi a “domesticare” il frumento, fu lui che domesticò noi.
Il termine ‘’domesticare’’ deriva da latino ‘’domus’’ cioè ‘’casa’’ e chi vive nella casa? Non il frumento , ma il Sapiens!

Francesco Flori

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