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Politica Società e Attualità

Elezioni e cambiamenti

Le nuove elezioni del Presidente della Repubblica sono sempre più vicine. La data che tutti conosciamo, prefissata per tale evento, è proprio quella di oggi, 24 gennaio 2022. In prossimità della scadenza del settennato di Sergio Mattarella, eletto capo dello Stato il 31 gennaio 2015 al quarto scrutinio con 665 voti, ed avendo iniziato ufficialmente il 3 febbraio dopo giuramento, è certa la necessità di un nuovo Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune, composto dai membri della Camera dei deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (321 senatori, compresi i senatori a vita che per questa elezione sono 6). A questi ultimi, si aggiungono 58 delegati, eletti dai Consigli regionali; ogni consiglio regionale elegge tre candidati, ad eccezione della Valle d’Aosta. La convocazione in seduta comune di cui si è parlato poc’anzi, è effettuata trenta giorni prima che scada il termine del mandato del corrente capo di Stato. Quest’ultima è stata infatti compiuta dal Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico il 3 gennaio, dopo essersi esso confrontato con Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, con conseguente decisione di data ed ora in cui inizieranno le operazioni di voto (24 gennaio ore 15:00). Le procedure di voto per l’elezione del capo dello Stato si svolgeranno nell’Aula di Palazzo Montecitorio; al fianco di Roberto Fico siederà ovviamente la presidente del Senato.

Ma in questa situazione di emergenza, ci si chiede quali procedure saranno attuate affinché si possa proseguire in assoluta sicurezza? La conferenza dei capigruppo della Camera ha rivolto una particolare attenzione alle modalità di voto, le quali saranno rigorosamente in presenza e soprattutto in rispetto delle misure anti-Covid. Seguendo questo piano, è prevista soltanto una votazione al giorno, piuttosto che le solite due (mattina e pomeriggio). Questa modalità di votazione ha sicuramente fatto sì che la prassi procedesse a rilento: nonostante la procedura possa richiedere più giorni, l’assemblea non si scioglierà finché l’elezione non sarà completata. L’accesso all’Aula di Montecitorio avverrà in ordine alfabetico, e sarà consentito solo se in possesso di Green Pass (“base”, quindi no terza dose), con mascherina FFp2 e temperatura rigidamente sotto i 37,5 gradi. Si potrà raggiungere un massimo di 50 grandi elettori alla volta, votando per fasce orarie, a partire da senatori a vita, senatori, deputati ed infine delegati regionali. Si stima complessivamente una durata di 4 ore e mezza, considerando anche le operazioni di voto e la fase di spoglio. In aula però, non potranno esserci più di 200 persone, mentre nelle tribune potranno accedere 106 parlamentari e delegati regionali. Ci saranno quattro nuove cabine elettorali con l’urna per depositare la scheda di votazione, ed avranno un sistema tale da permettere oltre che sicurezza e riservatezza del voto, anche una adeguata areazione. La “chiama” dei grandi elettori sarà ripetuta due volte, ed una volta uscito dalla cabina l’elettore dovrà depositare la scheda nell’urna di vimini e raso verde (“insalatiera”), ripiegando la scheda in quattro. Per quanto riguarda gli scrutini, per i primi tre è richiesta la maggioranza qualificata di due terzi dell’assemblea, quindi 673 elettori su 1.009; l’esito del quarto scrutinio sarà valido con la maggioranza assoluta, di conseguenza la metà più uno, ed i presidenti dei due rami del Parlamento non partecipano al voto. La situazione è diversa invece per i Grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: potranno votare all’aperto nel parcheggio della Camera, dove sarà preparata una struttura che possa permettere “ la sicurezza, la segretezza e la contestualità del voto”; per assicurare il rispetto delle norme, sia sanitarie che regolamentari, saranno presenti anche due segretari d’aula e vari funzionari della Camera. Questo è stato reso possibile, dopo aver varato il 21 gennaio all’unanimità tramite il Consiglio dei Ministri un decreto legge relativo a questa eventualità ormai da tenere sempre in considerazione.

E della Stampa parlamentare invece che ne sarà? Fortunatamente, la Camera ha pensato anche a questo, sistemando però solo le testate giornalistiche che hanno chiesto accredito, in sei postazioni al quarto piano del palazzo, nell’aula e nel corridoio antistante la commissione Bilancio (una delle commissioni più rilevanti tra le 14 ufficiali); in questo modo, il tutto si svolgerà in spazi chiusi appositi.

Quando si parla di elezioni importanti come questa, è inevitabile non considerare i candidati all’elezione, che quest’anno sembrano essere ben 12. Primo tra tutti l’attuale capo di Stato Sergio Mattarella, il quale risiede di diritto in questa lista, ma ha affermato più volte di non aver intenzione di accettare un secondo mandato. Una figura favorita è quella di Mario Draghi, attuale Presidente del Consiglio, ma nel caso in cui decidesse di lasciare il governo, esso stesso cadrebbe e si dovrebbe far ricorso ad un voto anticipato. Un altro nome, abbastanza conosciuto, è proprio quello del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il quale ha l’intero sostegno del centro-destra e proprio per questo ha parecchie possibilità di vincere le votazioni, sebbene abbia ultimamente rinunciato alla corsa. Una possibile alternativa a Berlusconi e comune a molti esponenti del centro-destra è quella di Giuliano Amato, il quale tuttavia sembra non avere notorietà. Tra i vari nomi, emerge quello di un politico esperto, senatore della Repubblica italiana dal 2018: Pier Ferdinando Casini. Come Amato, anche lui non sembra avere molte possibilità di spuntare alle elezioni. Due membri della lista sembrano essere possibili favoriti, in quanto non hanno un predefinito colore politico e comunque non si sono mai esposti particolarmente. Si tratta di un uomo ed una donna, il primo Dario Franceschini nonché ministro della cultura del Governo Draghi, punto di riferimento per il centro-sinistra, la seconda Marta Cartabia, anche lei appartenente al governo Draghi, come ministra della giustizia. In questa lista, troviamo altri volti, chi più, chi meno conosciuto, come quello di Paolo Gentiloni tra gli uomini, e quelli di Maria Elisabetta Casellati (Presidente del Senato) e Letizia Moratti tra le donne. Infine, riconosciamo Romano Prodi, il quale ha poche possibilità di salire al Colle nonostante abbia un curriculum ricco, con i suoi 82 anni. Non bisogna dimenticare anche il nome di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, il quale non ama esporsi e passa inosservato insieme ad altri candidati. Alla fine di questo excursus, non ci resta altro se non attendere e osservare quale piega prenderanno queste così tanto agognate elezioni.

Jlenia Di Stefano

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