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Estetica e bellezza: dato oggettivo o percezione del singolo?

L’essere umano, fin dalle civiltà più antiche si è sempre domandato da quale limbo provenisse quel sentimento difficile da identificare, sfuggente come una notte di luna piena destinata a svanire per lasciare spazio al mattino, e proprio per questo motivo, proprio per il suo carattere sfuggente, l’emozione creata dalla bellezza e tutto ciò che ad essa appartiene venne relegato nella categoria dell’inconoscibile,
identificato con le divinità e in seguito demonizzato insieme a tutto ciò che risulta difficile da definire.

Nel momento in cui qualcosa risulta inafferrabile, nel momento in cui l’uomo si trova impossibilitato a definire, catalogare, chiudere qualsiasi cosa si trovi ad affrontare dentro una gabbia che allargandosi possa diventare consuetudine deve trovare egli stesso il modo di crearle un significato sociale, per crearle un significato sociale ha bisogno di trasformare ciò che è trascendente, ciò che risulta inafferrabile in materia ed è proprio così che nasce l’arte, dal bisogno dell’essere umano di riprodurre ciò che gli crea stupore.

Questo è il motivo per cui l’arte rappresenta sempre lo specchio e l’antitesi della società da cui proviene, così tanto diversi saranno i canoni che regoleranno i movimenti artistici in base alle norme sulle quali la collettività è costituita. La primissima espressione artistica, il primo oggetto a creare stupore ,a tirare fuori dall’uomo un io che gli permise di essere uomo fu quell’inspiegabile forza chiamata natura e governata da leggi un tempo ignote.
“Unda attingit, te abducit, te improfunda, sicut es unda”(L’onda ti prende e ti porta via in profondità e diventi onda); così recita un antico canto wiccan, dedicato all’elemento acqua che simbolicamente esprime la bellezza dell’energia avvertita attraverso la contemplazione della natura che si trasforma in un vero e proprio rituale.

La bellezza è un qualcosa che ti immerge e ti porta con sé, facendoti galleggiare lungo il mare della meraviglia per poi portarti ad affondare attraverso le onde dell’ignoto, buie come tutto ciò che è dannato ma belle come la disobbedienza, perché solo attraverso essa è possibile approdare nell’isola del conoscibile e quando si smette di essere naufraghi si riceve una terra legata alla poesia.

Il filosofo scozzese Hume, nel suo più importante trattato di filosofia estetica afferma che la bellezza non esprime una proprietà che è parte dell’oggetto, ma dello stato percettivo in cui si trova il soggetto che lo enuncia secondo la famosa formula che dice “il bello si trova negli occhi di chi guarda”, quindi, come afferma Hume, la bellezza è quella qualità che si trova negli occhi di chi la contempla.

Il primo a creare un canone di bellezza fu Policleto di Argo, scultore greco del quinto secolo avanti Cristo che riuscì a determinare il primo periodo classico. Dopo aver preso le misure di diverse parti del corpo ad un buon numero di uomini, arrivò a definire delle misure medie imponendole come ideali.
Questi canoni divennero intramontabili con l’avanzare del periodo classico, abbandonati per vari secoli vennero poi ripresi durante il rinascimento ed il neoclassicismo.

Secondo Kant la bellezza rappresenta il predicato di un giudizio che in primo luogo è un giudizio estetico, attraverso il quale non si conosce nulla dell’oggetto rappresentato ma viene espressa una relazione con il soggetto che per percepisce ed il suo sentimento di piacere. Kant si esprime quindi sulla sensazione provocata dalla bellezza sul soggetto che la osserva.

Hegel individua due tipi di bellezza: il bello naturale e il bello spirituale. A prescindere da quali siamo le teorie fatte nel corso della storia riguardanti la bellezza potremmo definirla come quel sentimento che riesce a stupirci ogni volta in modi diversi, come una rosa che completa il suo ciclo vitale e rinasce, così torniamo in vita noi trovandoci davanti alla bellezza, all’arte, è come se la meraviglia avesse la capacità di entrare a poco a poco dentro la mostra anima elevandola verso l’infinito.

Barbara Lagona

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