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Società e Attualità

Essere donne, oggi

Essere una donna, oggi, è meno difficile di ieri, ma ciò non significa che sia sempre facile.
Ciò che più stupisce è che di molti gesti, di molte parole, di molti modi di fare non ci stupiamo più.
Per questo, e per molto altro, con le ragazze ed i ragazzi dell’associazione Sìamo Futuro giurisprudenza, e con alcuni amici che hanno aderito a questo progetto, ci siamo ripromessi di parlare il più possibile di alcuni argomenti che sembrano essere tollerati nella quotidianità, per fare in modo che questi vengano notati e che non si considerino più come “normali”.

Scagli la pietra chi è senza peccato,
questo è il leitmotiv del nostro progetto.

Nessuno può sentirsi assolto, siamo purtroppo tutti complici di un sistema che mette la donna “un po’ sotto l’uomo”, e lo siamo tutte le volte in cui digeriamo alcuni modi di fare, alcune parole dette, o le utilizziamo noi stessi.

Siamo complici tutte le volte in cui non diamo peso ad alcuni segnali, ad alcuni comportamenti che danno forma a questa medievale convinzione.

Pensiamo quindi che ciò di cui abbiamo bisogno sia, anzitutto, l’informazione (e non solo quella che riporta i dati dei casi di femminicidio).
Vogliamo che si parli, che si pongano in rilievo tutti quegli atteggiamenti “propedeutici”, per così dire, alla violenza fisica, tutti quei luoghi figurati “dove nasce la violenza”.

Il riferimento è, ad esempio, alla considerazione che si ha di una donna nel luogo di lavoro, del trattamento che riceve, dei commenti che le si fanno se ricopre un’alta carica sociale, del perché se ne evidenzi prima la bellezza e poi, forse, il merito.

Si parla delle donne e si indaga sul come mai l’uomo, se deve parlare di qualcosa di importante e può scegliere, sceglie di guardare negli occhi un altro uomo, e non la donna che siede vicino a lui.

Si parla delle donne e del perché queste debbano dimostrare il triplo di un uomo per essere prese in considerazione.

Si parla del perché si debba, nel 2021, ricorrere alle quote rosa per ottenere la tanto ambita “parità di genere”.

Si parla del Medioevo, in alcuni casi, e di come ancora si metta in discussione la libertà della donna di scegliere di avere un figlio o di non averlo.

Si parla delle donne, e del perché per fare cinque metri a piedi devono sentirsi in imbarazzo perché “fischiate” o “vittime” di complimenti (anche volgari) dall’energumeno che passa con la macchina.
E si parla di quell’uomo che, se da donna te ne lamenti, replica che a lui essere “apprezzato” per strada piacerebbe (ma non lo ha, stranamente, mai provato).
Si parla delle donne, e di loro, non solo della loro scollatura.

Io, in primis, grazie a questo progetto ho avuto modo di informarmi, confrontarmi e imparare.
È stato per me un modo per interessarmi, per capire meglio alcune dinamiche che, anche in prima persona, ho vissuto, ma che non ho mai ben capito.

Ecco, spero che questo progetto possa essere importante anche per tante altre persone, affinché come me possano fermarsi ad indagare, cercando di trovare delle risposte ad un modo di vedere che va rimodulato.
Al contempo, spero che gli uomini possano smettere di sentirsi assolti solo perché hanno imparato che “la donna si tocca solo con un fiore”, e possano comprendere che purtroppo non è solo questo il problema.

Beatrice Pennisi

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