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Società e Attualità

“Prima uccidete me“, denuncia al regime birmano

Da più di un mese la voce del popolo birmano è violentemente soffocata da un colpo di stato spregevole e ingiustificabile. Ormai da anni il lavoro del governo popolarmente eletto è costantemente messo in discussione dall’esercito, ma quest’ultimo non si era mai scontrato in maniera così esplicita con l’esecutivo, la cui legittimità è stata riconfermata dalle elezioni generali dello scorso 8 novembre. Nonostante il popolo della Birmania avesse continuato a riporre la propria fiducia nella Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, già premio Nobel per la Pace, le forze armate hanno contestato il risultato delle elezioni, accusando brogli e irregolarità nel sistema elettorale, illeciti che non sono mai stati confermati dalla magistratura. A quel punto l’esercito ha preso il controllo della nazione, arrestando la Consigliera di Stato e il Presidente Win Myint. Ciò che ha scosso il mondo, che si è dimostrato fin ora incapace di intervenire politicamente e diplomaticamente, è la reazione di una suora che aiuta i malati in una clinica, che per il momento è l’unica risorsa medica in Birmania, dopo la chiusura di tutti gli ospedali pubblici. Dalla sua clinica, la suora racconta di aver visto giovani manifestanti venire uccisi dalle forze armate, linciaggi, violenze contro i cortei pacifici. Il suo gesto riporta alla memoria la figura del giovane studente di piazza Tienanmen del 1989, che con il proprio corpo impediva il tragitto dei carri armati cinesi. Questa suora, Ann Rose Nu Twang, si è inginocchiata di fronte ai poliziotti, portando come suo rosario le parole che hanno iniziato a fare il giro del mondo: “Se volete uccidere la gente, prima uccidete me”.
La testimonianza di questa donna e di tutte le voci che gridano aiuto a quello che siamo così orgogliosi di definire “Primo Mondo” fino ad oggi è rimasta ignorata, se non con timidi gesti di sostegno, ammonimenti da parte dell’UE, critiche da parte degli USA, tuttavia nessun’azione concreta, forte e unitaria ha minacciato il regime dei generali birmani, che continua a tenere sotto scacco un paese provato dalle difficoltà economiche e dalla pandemia di COVID-19 che purtroppo ancora imperversa. La nostra società è sicuramente concentrata sull’andamento della pandemia e della campagna vaccinale, tuttavia questo non può darci il diritto di occuparci solo dei nostri problemi, soprattutto quando un povero popolo asiatico viene schiacciato dagli scarponi dei militari che dovrebbero essere il loro protettori, non i carnefici.

Ivano Belfiore

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