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Società e Attualità

L’associazionismo può “salvarti la vita”?

In un mondo che mira all’individualismo, alla competizione malsana, al mero raggiungimento dei propri obiettivi ad ogni costo, anche e soprattutto a discapito degli altri, in un mondo che sempre più ti fa sentire solo, ti fa avvertire la solitudine, l’associazionismo può “salvarti la vita.”

Mettersi in gioco, condividere con gli altri progetti, passioni e, perché no, anche ideali.

Confrontarsi ed avere ancora qualcuno con cui scambiare idee al solo fine di tentare di migliorare la comunità in cui si vive.

Diventare un punto di riferimento per colleghi e amici, far valere le loro istanze, mettersi in gioco per tentare di garantire la posizione di ognuno può davvero essere utile per gli altri e per la tua crescita personale.

Sapere che comunque vada non sei solo, che c’è una squadra pronta a sostenerti, a difenderti, a impegnarsi affinché le tue idee diventino fatti, a condividere con te disfatte e vittorie.

L’associazionismo è responsabilizzazione, un tuo “errore” cade su tutti, quel che di bello fai è condiviso, se agisci solo per te, per un tuo rendiconto personale, non riuscirai mai a trarre il bello da questa “occasione di vita”.

L’associazionismo è crescita, è mettere insieme le diverse storie di tanti ragazzi che provengono da differenti realtà, che si trovano in quel contenitore perché hanno tutti una miccia accesa, quella del “voler fare”.

È sempre più difficile, mi rendo conto, credere ancora di poter cambiare qualcosa, in una società in cui tutto è a portata di mano, in cui la vita è veloce, è dinamica, il cambiamento è professato da tutti, ma sembra in effetti non cambiare mai nulla.

È difficile credere nell’amicizia quando si hanno molti follower e poche persone che ti chiedono ancora “come stai”, è difficile volersi mettere in gioco quando viviamo nella società della “pubblica gogna”: se ti esponi, inevitabilmente vieni sommerso dalle critiche dei soliti “leoni da tastiera”.

Per questo è importante che ci siano realtà che invoglino le persone a fare, in cui il confronto è alla base di tutto, in cui si creano rapporti di amicizia, in cui si cresce ed ognuno è felice della crescita altrui, perché questo comporta la crescita di un gruppo.

Sentirsi parte di qualcosa è importante, quel tempo dedicato ad un’attività piuttosto che ad un’altra serie tv su netflix è tempo guadagnato per il nostro futuro.

Vorrei, con quanto scritto, cercare di far passare il messaggio di quello che per me è l’associazionismo, di come l’ho vissuto in questi anni e di quanto mi abbia fatto crescere.

Il rischio di una vita robotica, uguale a tutte le altre vite, è sempre stato uno dei miei incubi, sin da bambina.

Poter fare qualcosa, di grande o piccolo che sia, per migliorare, anche in parte, la realtà in cui vivo, è stato sempre un pensiero costante nella mia vita. I miei amici lo sanno, se non faccio qualcosa mi sento inutile.

Ricordo con piacere il pensiero di quelle riunioni il lunedì alle 20:00 in sede, quando quel pomeriggio di studio passava più velocemente e veniva anche voglia di concentrarsi, perché tanto poi si vedevano i ragazzi dell’associazione, amici prima di tutto.
Si andava in sede e si parlava, si pianificava, ci si confrontava, e poi si ordinava una pizza e si mangiava insieme, e poi si usciva per prendere una birra.
C’erano le elezioni, “la notte delle liste”, io e i miei amici che eravamo candidati avevamo le stesse ansie, condividevamo le stesse paure, ma ci credevamo e ci facevamo forza a vicenda.
Ai tempi eravamo in pochi, col tempo siamo diventati sempre di più, e ciò non può che rendermi felice.
E tutto questo, in tempi di Covid-19, mi manca tanto.

Senza l’associazione di cui faccio parte sarei molto meno di quello che sono oggi, non avrei conosciuto tante persone con cui ho creato legami importanti, non avrei vissuto con passione l’università, non saprei parlare in pubblico (o almeno non riuscirei ad apparire abbastanza serena quando lo faccio), non conoscerei le dinamiche della realtà in cui vivo, avrei dovuto ingoiare troppi rospi, e non ci sarei riuscita.
L’associazionismo mi ha cambiato la vita, mi ha permesso di ripartire in un momento complicato e mi ha insegnato ad essere forte non solo per me, ma per tutti coloro che potevano avere bisogno di me, o per meglio dire di noi.

Quindi sì, per me l’associazionismo può davvero “salvarti la vita.”

Beatrice Pennisi

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