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Scienza

Il nettare degli dei

Il nettare degli dei che ci fa sentire immortali: la caffeina. È il 2 gennaio del nuovo anno e si respira una macabra aria tra le vie della città. Nebbia fitta, cielo coperto e urla assordanti. L’ansia, la paura o semplicemente la stanchezza sono palpabili. Dove siamo?! In un episodio di The Walking Dead?! Ancora non ne sono sicura… guardiamoci intorno… non c’è nessuno, dove sono tutti? Ah, no, eccoli che arrivano! Confusi, affamati, con occhiaie nere e il passo barcollante. Di sicuro saranno zombie! E invece, no… no, sono studenti… e stiamo assistendo al fenomeno, quasi mistico, della SESSIONE D’ESAMI.

*musica drammatica di sottofondo*

Di cosa si cibano per lo più questi eroi mitologici che stanno affrontando un’impavida battaglia?! Di caffè! Lungo, largo, corto, macchiato, di tutte le tipologie possibili, basta che sia CAFFÈ. Per loro può essere un’abitudine, un vizio, una scusa per alzarsi dalla sedia o per fare due chiacchiere al bar con un amico (Covid permettendo). Perché? Perché li tiene vigili, anche se dall’aspetto non sembrerebbe!

La sensazione di energia è data dalla caffeina, un alcaloide, una sostanza molto grande, che si lega a recettori sulla superficie delle cellule nervose del cervello*. Per capire meglio il meccanismo che sta dietro a questo legame bisogna citare l’adenosina, un nucleotide che si accumula nel cervello di una persona sottoposta a stress o ad un’attività mentale prolungata. Anch’essa si lega ad un recettore a livello cerebrale e “manda” il segnale di stanchezza e sonnolenza. È un vero e proprio fattore di protezione contro gli effetti avversi dello stress nell’organismo.

“Ma esattamente che ci importa?!” Vi starete chiedendo… ma eccoci arrivati al centro della questione: la caffeina e l’adenosina hanno strutture molto simili, tanto che la nostra sostanza preferita riesce a legarsi al posto del nucleotide, però, non attivandone il recettore! La caffeina agisce, quindi, da antagonista dell’adenosina, non permettendole di mandare il messaggio: ”Ho sonno, fammi dormire”, con il risultato che il cervello resta attivo e la persona si mantiene sveglia, vigile e pronta a sottolineare per tutta la notte (o forse no?).

Tra gli effetti benefici possiamo anche citare quelli sull’emicrania, infatti, negli ultimi anni sono stati messi in commercio nuovi farmaci antiemicranici composti da 1g di paracetamolo e 130g di caffeina! Inoltre, aiuta la digestione e fa diminuire il senso di fame.

La caffeina ha numerosi effetti positivi per la nostra salute, se non si eccede nel suo consumo. Si potrebbe considerare il limite massimo di 300 mg al giorno, però, è importante ricordare che questo nettare degli dei non è presente solo nel caffè ma anche in altri alimenti come il tè o il cacao.

Un consumo eccessivo, invece, può causare aritmie cardiache, gastrite, insonnia, può favorire quadri anemici o osteoporotici, oltre ad aumentare ansia e paranoie, nonché può essere considerata una vera e propria droga! E dalle scorse settimane ne sappiamo qualcosa. Può essere, allora, che togliendo la caffeina viviamo la sessione senza ansie e preoccupazioni…? Non illudetevi, quello è impossibile. Vi auguro, invece, di poter godere presto di un caffè in compagnia dei colleghi fidati tra una lezione e l’altra, di una semplice chiacchierata tra amici al bar, ricordando che questo nettare degli dei non è solo una sostanza elettrizzante, ma anche, e soprattutto, la scusa più vecchia per poter vedere qualcuno, forse per questo ci fa sentire immortali.

Buona sessione a tutti: “Che gli Hunger Games abbiano inizio!”

Paola Portuese

*perché le cellule nervose ci sono anche in altre parti del corpo!

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