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ASFISSIA di Angelo Morbelli: Il romanticismo della morte

Consiglio d’ascolto durante la lettura “To wish impossible things” dei The Cure.

Il mondo è pieno di storie di amori impossibili, dalla faida familiare di Romeo e Giulietta agli eccessi, droghe e follie varie di Syd e Nancy, tutte con la stessa tragica fine, lo stesso passionale e inquietante fascino, l’amore che va oltre ogni cosa, anche contro la morte, proprio come la storia di Adolfo Franzoni e Gina Bignami che, ostacolati dalle famiglie e toltisi la vita in una camera d’albergo, hanno direttamente ispirato Angelo Morbelli nella realizzazione di “Asfissia”, rappresentazione di un dolce tormento.

Angelo Morbelli, nato ad Alessandria in Piemonte nel 1853, fu uno dei maggiori esponenti del “Divisionismo”, corrente artistica italiana nata alla fine dell’800, derivata dal neoimpressionismo e caratterizzata dalla separazione dei colori in singoli punti o linee che interagiscono fra di loro in senso ottico. Morbelli mise su tela la tragicità del fatto di cronaca sopracitato destando turbamento sul pubblico e sulla critica, che definirono il contenuto “troppo crudo”, tanto da essere diviso in due parti, esposte insieme solo nel 2001 a Torino durante la mostra “Angelo Morbelli tra realismo e divisionismo”.

Il dipinto fu esposto nel 1884 all’Accademia di Brera, si presentava ricco di dettagli: una tavola apparecchiata, alcune lettere, una pistola, numerosi fiori sul pavimento e i corpi senza vita di un uomo e una donna distesi in un angolo. Morbelli dipinse la scena in maniera fedele a ciò che i giornali scrissero sulla morte dei due amanti, tranne per i fiori che, un’invenzione romantica del pittore, probabilmente influenzato dalla poesia di Baudelaire “La morte degli amanti” che tratta della passionale morte di due amanti circondati da un letto di fiori.

I fiori, quindi rappresentano la metafora perfetta per la situazione (com’era solito nell’800 esprimere sensazioni attraverso il linguaggio dei fiori), simbolo dell’amore, della rinascita e della vita ma anche della morte in quanto condannati a decomporsi, emanando un forte odore capace di rendere l’ambiente irrespirabile, pesante, proprio come la vita dei due amanti, disperati poiché esclusi dalla società.

L’asfissia è quindi per Morbelli la metafora di un amore soffocante, diventato ossessivo e tormentato, scoraggiato dalla consapevolezza che non potrà mai essere realizzato e, per questa ragione, i due amanti preferiscono attuare il romantico ma disperato gesto di morire insieme piuttosto che vivere separati. Un dipinto pieno zeppo di pathos, fascino, orrore, dolcezza, disperazione e romanticismo.

“Non potendo noi impadronirci subito di quell’eternità, tutto finì con un effluvio di profumi”

Arthur Rimbaud

Gaetano Votadoro

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