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Società e Attualità

L’essere lascia spazio all’apparire: due realtà che si incrociano e si scontrano

Quello che tratteremo è un tema che ci tocca da vicino, ma che molti fanno finta di non vedere. Ci troviamo immersi in un mondo digitale, in cui si ha libero accesso a qualsiasi tipo di contenuto. Un po’ tutti si lasciano trasportare da questa realtà ideale, in cui le persone si mettono a nudo, mostrando una parte di sé stesse agli altri. Ma siamo sicuri che questo corrisponda a qualcosa di reale?

Sembra più uno scenario in cui azioni, atteggiamenti e contenuti siano molto simili, mirati a qualcosa di comune. Il fulcro del discorso risiede nell’esaltazione dell’apparenza e del confronto continuo con ciò che ci circonda. È una verità un po’ dura da accettare ma, soprattutto oggi, il modo in cui costruiamo la nostra persona riflette il disagio, per molti “invisibile”, che pervade la nostra società.

Di questo concetto ne parlò il grande sociologo Bauman, che nella sua definizione di “società liquida” introdusse il concetto di omologazione, in merito a comportamenti e valori che vengono accettati a priori e tramandati senza alcun spirito critico o riflessivo. Secondo l’autore, in una società liquida, in cui alla base vi è l’incessante bisogno di trovare aspetti comuni a cui ancorarsi per non sentirsi frustrati dalla diversità, l’unica soluzione che l’individuo può mettere in atto è “l’apparire”. Questa apparenza investe ogni aspetto della nostra vita: il comportamento, gli atteggiamenti, i valori e il nostro interesse verso un consumismo mirato alla coesione sociale e all’appartenenza ad una realtà omologata. Agli occhi di molti c’è solo un lato della medaglia, quello positivo, in cui sembra che a tutti vada bene ciò che hanno e ciò che sono, apprezzando la molteplicità di stimoli forniti. Ma vi chiedete mai se la perfezione esaltata, soprattutto nei social, sia realmente presente?

Ecco dove sta il problema: affatichiamo la nostra esistenza per crearne una superficiale, che sia conforme e adeguata ai nostri tempi. Si ha la voglia incessante di essere al pari degli altri. Non si ha il coraggio di essere interamente sé stessi, perché siamo esposti a così tanti modelli “perfetti” che mettiamo continuamente in discussione noi stessi, avvicinandoci sempre più a quei modelli. Forse ci si accosta sempre più al mondo comune anche per rendersi intoccabili dal giudizio altrui. La nostra sta diventando una corsa  verso una meta che sembra irresistibile, che da un lato ci fa credere di essere invincibili, ma dall’altro ci indebolisce. Questo accade perché va ad accrescersi sempre più l’importanza dell’opinione altrui e automaticamente viene meno la nostra autonomia da esso.

Ci troviamo di fronte ad una situazione che in realtà ci svuota, perché più ci uniformiamo agli altri, per un senso di sicurezza e appartenenza, più perdiamo noi stessi. Se riuscissimo a valorizzare la nostra persona, senza il bisogno che sia qualcun altro a farlo, potremmo finalmente svincolarci dalle conferme, che incessantemente cerchiamo di ottenere dall’esterno. Potremmo decidere autonomamente chi essere!

Ludovica Villa

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