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SUDs: Substance use disorders pt.1

Qualcuno di voi si aspetterà una predica da questo articolo, una lista di tutti i danni sociali e relativi alla salute che le droghe (compresi alcol e nicotina) possono causare. Nì, forse inaspettatamente, non sarà questo il centro del discorso.

Iniziamo con un esercizio: inspirate profondamente e trattenete il respiro mentre leggete. Tutto okay? Bel tempo oggi, freddino, in fondo siamo in inverno, anzi, dovrebbe fare più freddo (ma questo è un argomento per un’altra volta). Probabilmente vi sentirete scomodi, starete leggendo senza capire molto e non importa quello che succede attorno a voi, chi vi dice cosa, il vostro cervello CHIEDE l’ossigeno, voi DOVETE averlo. Magari avrete già ceduto al bisogno e vi dirò di più, probabilmente quando avrete respirato non vi sentirete in modo particolare, vi sentirete in modo normale.

Questo piccolo esercizio ci aiuta a immaginare come sarebbe essere nei panni di qualcuno con un SUD, quando per sentirci in modo normale abbiamo bisogno di… qualcosa di più. Vi abbiamo posto un questionario nei giorni passati su che cosa sia la dipendenza da sostanze, ecco come avete risposto.

A. Un SUD è solo una questione di scelta personale (27%)

B. Un SUD è solo un disturbo fisiologico, una dipendenza del corpo (60%)

C. Un SUD è solo una malattia neurologica (13%)

Queste tre affermazioni vengono rispettivamente da tre “modelli” attraverso cui vedere la tossicodipendenza: il modello morale, il modello della dipendenza fisiologica e il modello neurologico. La risposta giusta (e qui vi abbiamo posto un tranello) sarebbe strata “nessuna di queste”! La tossicodipendenza (o dipendenza da sostanze in generale, compresi, come dicevamo prima, anche alcol e nicotina), o meglio, una SUD è una malattia cronica e trattabile, che comprende varie dimensioni del paziente (biologica, psicologica, socioeconomica, spirituale e chi più ne ha più ne metta).

Comprende in sé un po’ di quei modelli, ma non solo. Implica una dipendenza fisiologica, però accompagnata da altri fattori, perché, altrimenti, una volta detossificato il corpo, dovrebbe finire tutto, no? E invece no. E sì, comprende sicuramente una parte più o meno grande di scelta personale, ma sottolineiamo anche che le condizioni varie della vita del paziente e ciò che poi ne deriva possono spingere una persona a certe scelte piuttosto che altre. Abbiamo poi il modello neurologico: verissimo che le varie sostanze cambiamo diversi pathways nel cervello (li vedremo nel prossimo articolo), ma questo modello lascia del tutto fuori il resto della vita del paziente, che è ancora in grado di intendere e di volere, sebbene soggiogato dalle sostanze che usa.

Le droghe in generale (a parte le caratteristiche peculiari di ognuna) fanno sì che nel cervello ci sia più dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel sistema di “gratificazione” del cervello. Certe sostanze agiscono aumentando il rilascio di dopamina o inibendo chi ne inibisce il rilascio. Ne causano quindi un rilascio molto più grande del normale, anche di un fattore 10.

E cosa succede con l’uso prolungato? Il cervello si abitua, la presenza della sostanza in questione diventa la nuova normalità e, tra l’altro, si diventa tolleranti, nel senso che si avrà bisogno di una maggiore quantità di sostanza per arrivare alla stressa sensazione iniziale (il corpo impara anche a processare e buttare via più velocemente le sostanze). Il cervello cambia sia da un punto di vista chimico che anatomico.

Ad esempio il sistema emotivo si sente fuori controllo, la parte del cervello coinvolta nelle sensazioni fisiche viene particolarmente distorta, la parte più dedita al pensiero, la Corteccia prefrontale, si spegne quanto il sistema Mesolimbico (che attenzioneremo sempre nel prossimo articolo), ovvero il sistema della “ricompensa”, prende il sopravvento. Tutto cambia in modo che ci si possa sentire “normali”.

Ma, come il cervello cambia durante la dipendenza, cambia anche durante il processo di guarigione. Tutti i meccanismi più specifici del cervello, le varie parti coinvolte e i pathways li vedremo nel prossimo articolo!

Angela Schillirò

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