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Cultura

Continuità del viaggio dantesco: dalla Commedia al rap didattico

Unire più arti insieme genera, quasi sempre, un’esplosione di trepidazione e un incentivo alla produzione espressiva.
Le arti in questione sono: musica e letteratura.

Mi piacerebbe fare un nome inerente a questo tema: Alessio Mariani, in arte Murubutu. Ma soprattutto mi piacerebbe parlare di un’impresa che quest’ultimo e Claver Gold hanno affrontato e cioè: INFERNVM.

Si tratta di un ambizioso concept album ispirato alla cantica dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, orientato, ulteriormente, alla sua lingua e al suo Immaginario per guardare il mondo.
Sono una forte sostenitrice del rispetto nei confronti di chi ci ha lasciato testimonianze di umanità con valore inestimabile ma ammiro anche chi con coraggio osa immedesimarsi in queste grandi figure non compromettendo la sacralità della più importante opera letteraria.

Claver Gold e Murubutu fanno il loro ingresso nell’Inferno proprio come Dante e Virgilio e si preparano ad affrontare le anime dei dannati.

In ogni traccia ci si imbatte in un canto, in un luogo di dannazione o in un personaggio (cogliendo i particolari emotivi), proponendo delle chiavi di lettura che ci offrono delle prospettive nuove, attualizzando, talvolta, le situazioni originali della Commedia dantesca.

Un esempio è il brano nel quale è protagonista Pier Della Vigna: il suicida sarebbe tale in quanto vittima di bullismo a scuola e online. L’apice assoluto della sensibilità presente in questo album emerge durante questo brano con il tema del suicidio che stringe in un lungo abbraccio Pier e tutte le attuali vittime. Davanti ad un gesto estremo secoli di storia non compromettono l’uguaglianza del genere umano.

Un invito alla riflessione, alla denuncia sociale e soprattutto, a parer mio, alla valorizzazione delle opere letterarie che continuano ad insegnare ai posteri anche avvalendosi di nuovi mezzi richiesti da una società nella quale il ritmo dell’apprendimento è cambiato.

Un album che segna il crollo temporale, che crea il famigerato filo rosso che lega non due persone bensì due umanità. L’umanità che fu e l’umanità che è.

Sottolineando l’importanza della letteratura e  quindi della cultura che insegna (con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo “signum”, che significa marchio, sigillo) dunque imprime con forza che non siamo mai soli e non lo siamo mai stati. Abbiamo le stesse fragilità, le stesse paure e lo stesso modo di osare dal 1200 al ventunesimo secolo.
Forse è bene ricordarlo, a maggior ragione, in un periodo come questo che ci obbliga ad essere distanti.

Alla luce di tutto ciò, il viaggio raccontato da Claver Gold e Murubutu ha l’amaro retrogusto di realtà che implica l’accettazione di questo status quo (tornare alle condizioni di prima ,vale a dire prima che si scendesse negli inferi, con gli spiriti ctoni, a compiere l’itinerario all’interno delle tenebre) da sempre regola fondamentale per poter raggiungere uno stato migliore e uscire nuovamente a riveder le stelle.” 

Marika D’Angeli

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