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Vaccini antinfluenzali e Covid-19, il nuovo caso mediatico

I vaccini sono preparati biologici che possono essere costituiti da microrganismi uccidi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni o da sostanze prodotte dai microrganismi e rese sicure (generalmente tossine), oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica.

Trattando un individuo con antigeni provenienti da un dato agente eziologico di malattia infettiva, si stimolerà il sistema immunitario dell’individuo ad elaborare una risposta tale da far sì che l’organismo sia in grado di prevenire l’infezione o almeno di limitare gli effetti dannosi. Questa procedura prende il nome di vaccinazione.

La vaccinazione causa dunque immunizzazione attiva artificiale, il cui scopo è quello di stimolare la produzione di specifici linfociti B e T, responsabili della risposta primaria, e quindi delle cellule della memoria.

Le finalità della vaccinazione sono:

  1. Protezione dei soggetti suscettibili all’infezione
  2. Incremento dell’immunità di gruppo
  3. Debellare un’infezione in un determinato Paese o nel mondo

Come ogni anno, con il sopraggiungere della stagione invernale, si riaccende il dibattito riguardante l’efficacia dei vaccini antinfluenzali.

I vaccini antinfluenzali in uso in Italia sono il vaccino trivalente, contenente due virus di tipo A (H1N1 e H3N2) ed uno di tipo B, il tetravalente, che comprende due virus di tipo A (H1N1 e H3N2), e due virus di tipo B. I virus contenuti nei vaccini vengono scelti sulla base dei virus isolati nel corso della stagione precedente.

L’efficacia del vaccino dipende quindi dalla corrispondenza tra i virus contenuti nello stesso e quelli circolanti, che possono aver subito mutazioni, e dunque il cui lineage può cambiare; di conseguenza si può incorrere nel fenomeno del mismatch, per cui il virus isolato precedentemente non corrisponde con il virus circolante, rendendo meno efficace il vaccino. Si può affermare che l’efficacia di un vaccino antinfluenzale viene valutata sulla base della diminuzione delle visite ambulatoriali “per influenza”.

Nonostante il dibattito nella comunità scientifica sia ancora acceso, diversi studi hanno evidenziato una diminuzione del rischio di ammalarsi di Covid-19 in persone con una storia recente di vaccinazione.

In particolare, secondo uno studio americano retrospettivo, alcuni vaccini, in modo particolare il vaccino pneumococcico e antinfluenzale, portano ad una risposta immunitaria generale più efficace contro il Covid-19.

 In aggiunta, è stato registrato che questi vaccini riducono la probabilità di ammalarsi di Covid-19, nonché la sua carica virale.

Con l’arrivo dell’autunno e l’avvicinarsi dell’inverno, sindromi parainfluenzali e Covid-19 circoleranno contemporaneamente; è dunque molto importante che i soggetti a rischio effettuino la vaccinazione, così da limitare le infezioni cui si può incorrere e minimizzare le complicanze derivanti dall’attacco simultaneo di più agenti eziologici.

Nondimeno, una diminuzione dei casi riguardanti infezioni parainfluenzali preverrebbe un’ulteriore stress del sistema sanitario, e dunque permettere al personale sanitario di concentrarsi sui casi di Covid-19.

Roberto Maccarone

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