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Società e Attualità

La Sicilia che vorrei

Ha il mare pulito, cristallino, con fondali pieni di pesci e non di plastica.
Ha il lungomare liberato in tutte le città che hanno il privilegio di affacciarsi sul mare , ha i centri storici chiusi alle macchine e i locali che colorano le belle strade stile barocco e rinascimento.

La Sicilia che vorrei ha i parchi in cui i bambini giocano, e non le ville in cui i tossici si fanno.

La Sicilia che vorrei ha i quartieri rivalutati e non dimenticati dal Signore.

La Sicilia che vorrei ha nelle strade artisti e non prostitute.

La Sicilia che vorrei profuma di agrumi, di arancini, di frittura, di pesce, e non di smog.

La Sicilia che vorrei ha meno centri commerciali e più botteghe, ha la movida gestita da chi tiene più ai giovani e meno ai soldi.

La Sicilia che vorrei insegna ai cittadini il valore della raccolta differenziata, ma non li disillude mettendo poi, nel momento della raccolta, tutta l’immondizia insieme.

La Sicilia che vorrei non scende a compromessi con la malavita, non concede appalti a chi deve guadagnare, in cambio di qualche favore, ma a chi è competente in cambio di un po’ di bellezza.

La Sicilia che vorrei ha i parcheggiatori nei parcheggi pagati dal Comune, e non il parcheggiatore abusivo che con fare mafioso minaccia di non fare trovare la macchina, magari vicino ad un Vigile Urbano con cui poco prima ha preso il caffè.

La Sicilia che vorrei non ha i quartieri di periferia con la fila di macchine per la Droga manco fosse il mc drive, nel silenzio degli spettatori.

La Sicilia che vorrei investe sui giovani, li ascolta, li accontenta, li vuole vedere crescere felici tra le sue braccia, non fa emigrare le menti e non distrugge le giovani promesse lasciandole senza futuro, in un baretto a ubriacarsi e drogarsi, dimenticandosi di loro e non offendogli un’alternativa di vita.

La Sicilia che vorrei è la Sicilia dei turisti con le macchine fotografiche pronti a giurare che la prossima estate torneranno in questo paradiso terrestre, invidiando i Siciliani per non avere avuto la stessa fortuna nel nascere qui.

La Sicilia che vorrei non fa parlare di sé come “un bel posto in cui c’è tutto, ma alla fine non funziona mai nulla”.

La Sicilia che vorrei ha il senso d’accoglienza che trasuda dai lavoratori, dai commessi nei negozi, dai cassieri nei bar.
Accoglie gli ospiti, i turisti, i migranti, con il calore che solo un Siciliano può avere.

La Sicilia che vorrei ha le autostrade per la maggior parte del tempo senza lavori in corso, e le strade non rattoppate con un po’ di asfalto buttato lì un po’ per sbaglio un po’ perché si deve fare.

La Sicilia che vorrei non ha una classe dirigente che viene eletta in cambio dei pacchi della spesa.

La Sicilia che vorrei è piena di vita, di colori, di campi di grano non macchiati di sangue di un giovane che ha detto che alla Sicilia che è oggi non ci sta.

La Sicilia che vorrei ha i palazzi di giustizia con gli uomini di giustizia, ha i palazzi di potere con i politici che vogliono anche loro la Sicilia che vorrei.

La Sicilia che vorrei è quella in cui puoi tornare a casa la sera a piedi anche se sei una ragazza da sola, senza che qualcuno si debba per forza avvicinare, facendoti salire il cuore in gola, per farti degli apprezzamenti poco garbati, senza rischiare uno scippo o uno strupro.

La Sicilia che vorrei è illuminata, ha una bella tarantella in sottofondo che ricorda che l’aria è fresca e pura.

La Sicilia che vorrei non conosce raccomandazioni, anzi, è proprio stanca. Ai raccomandati non li sopporta proprio più, ed ogni volta che qualcuno chiede una raccomandazione la Sicilia che vorrei gli offre un anno di volontariato con le persone che hanno realmente bisogno.

La Sicilia che vorrei abbraccia Sant’Agata gelosa e protettiva, e non permette inchini davanti alle case dei boss o introiti per la malavita.

La Sicilia che vorrei collega le parti più belle della Sicilia con mezzi pubblici che funzionano e con infrastrutture degne della sua bellezza.

La Sicilia che vorrei è madre di giovani sognatori, e non di ragazzi stanchi, disincantati e disillusi.

La Sicilia che vorrei non può essere per sempre un sogno lontano, non può essere per sempre solo un motivo per lamentarsi di quello che, invece, non è.

La Sicilia che ho, quella del mare, dell’Etna, del sole anche a dicembre, della brava gente, dei lavoratori corretti, degli studenti incazzati, dei politici per bene, dei giovani sognatori, della bellezza e dell’arte, della cultura di cui è impregnata, della storia che ha vissuto, delle battaglie che ha combattuto e combatte, degli eroi, dei poeti, dei martiri, del mercato di Catania, della vucciria di Palermo, del signore che vende cocco alla playa, del baretto che ti fa i cannoli davanti, del dialetto, è la Regione più bella del mondo, è quella da cui non voglio mai andare via.

Ma se penso alla Sicilia che vorrei, allora lì mi incazzo, e quella che ho non riesce più a bastarmi, e di quella che ho, non posso e non voglio più accontentarmi.

Beatrice Pennisi

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