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Camici grigi: i vinti dalla specialistica

Con il termine “camice grigio” si indicano tutti quei laureati in medicina e chirurgia generale che non hanno trovato posto né nelle scuole di specializzazione, né al Corso di Formazione per la Medicina Generale.

Questo ha provocato la divisione del mondo della sanità in medici bianchi e in medici grigi, fazioni, quasi, di una guerra che ormai sembra normale quotidianità.

L’imbuto formativo costringe migliaia di persone ogni anno a scappare dal loro paese o a fare parte di una sacca di medici “sottoccupati” formatasi per delle norme volte solamente al risparmio.

È così tra un decreto ed un altro, i giovani medici, lavorano con contratti atipici e con assunzioni senza titolo, figli di uno Stato che li ha traditi, sin da quando ha permesso loro l’ingresso in un circuito “a numero chiuso programmato”.

Sarebbe logico, dunque, chiedere il perché di questa programmazione, se di programmato c’è solo questo buio post-laurea.

Da uno studio si è evidenziato come l’85% dei camici grigi pari a circa 6000 medici abbia un’anzianità di laurea a 5 anni, mentre il 64% abbia un’anzianità di laurea a 3 anni.

Uno scenario preoccupante, che si riflette su tutto il territorio nazionale.

Nel 2018, infatti, le regioni con maggior numero di medici esclusi dalla formazione sono risultate essere Sicilia, Lazio e Lombardia, con picchi nelle province di Napoli, Palermo e Milano.

Nell’ultimo anno, invece, una speranza si è finalmente riaccesa, quando grazie al lavoro dei ministri Grillo (M5S) e Bussetti (Lega) si è data una nuova integrazione del numero di borse, dando una prima svolta in positivo per l’aumento dei posti messi a bando.

Nonostante ciò, rimane comunque il gap della carenza di posti per metà dei 17.600 candidati, (numero che si alza sempre più), che il 2 luglio scorso hanno sostenuto la prova di ammissione.

Possibile che non si riesca a trovare una soluzione per rendere definitivamente questi medici parte dell’organico nazionale e permettere loro di completare la formazione, rinvigorendo e risanando il Sistema Sanitario Nazionale?

Gianluca Tinnirello

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