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Società e Attualità

Quarant’anni fa Boris Giuliano veniva ucciso dalla mafia

Era il 21 Luglio 1979 quando Cosa Nostra uccideva Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, colui che – stando alle testimonianze dei suoi uomini di allora – rivoluzionò il metodo delle indagini in Italia, precorrendo la linea di Falcone contro la mafia. Stamani Mattarella: “La Repubblica si inchina nel ricordo di Boris Giuliano”.

Ucciso a 48 anni mentre pagava il suo caffè nel bar Lux di via di Blasi a Palermo: sette colpi provenienti dalla Beretta di Leoluca Bagarella, cognato del boss corleonese Salvatore Riina.

Un fautore del “gioco di squadra” con i suoi uomini, Giuliano coordinò scrupolosamente varie indagini: dalla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro fino al ritrovamento di due valigette contenenti 500.000 dollari all’aeroporto di Palermo (compenso per una partita di eroina diretta a New York).

Qualche giorno prima dell’omicidio aveva scoperto un appartamento, sede di un piccolo quartier generale di Cosa Nostra, nel quale furono trovate armi, droga e una patente contraffatta con la foto di Bagarella, autore del delitto.

Questa mattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato con queste parole: “Il ricordo di Boris Giuliano rafforza la consapevolezza del valore della legalità come condizione di libertà e di coesione sociale e, con essa, l’impegno responsabile dell’intera comunità nazionale per giungere al definitivo sradicamento del criminale fenomeno mafioso. Nel quarantesimo anniversario del barbaro omicidio, la Repubblica si inchina nel ricordo di Boris Giuliano, funzionario della polizia di straordinarie capacità, servitore dello Stato fino al punto di pagare con la vita il coerente impegno per la legalità e la giustizia – si legge in una nota del Quirinale – In questo giorno di memoria desidero esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari, a chi ha potuto conoscerlo e apprezzarlo, ai colleghi che hanno continuato con lo stesso coraggio l’azione di contrasto alla mafia e al crimine organizzato”.

Il suo metodo investigativo, quello di “seguire i soldi” (che sarà usato anche dal giudice Falcone) fa di Boris Giuliano una figura di spicco della lotta contro la mafia: un onesto poliziotto, il cui ricordo rimane – purtroppo – ancora oggi non adeguatamente omaggiato dalla società.

Leonardo Caltabiano

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