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A cosa serve la poesia?

Qualcuno potrebbe rispondere che non serve a niente, tuttavia è possibile elaborare altre centinaia di risposte che possano rendere più giustizia alla disciplina suprema che si occupa di delineare i delicati tratti dell’animo umano.

Si può pensare alla poesia come ad uno specchio della materia dei sentimenti umani, sentimenti di angoscia, incertezza e aridità come nel caso di T. S Eliot che usa la poesia per esternare il difficile momento storico che vive la sua generazione a cavallo tra le due guerre, dove l’acqua diventa simbolo di morte, la terra è desolata e si possono aprire molteplici porte sulla realtà che non portano a niente se non ad altri simboli di un presente incerto e di un futuro sterile.

Questi restano in ogni caso, alcuni dei tratti della poesia di Eliot che presenta una struttura e una storia che l’hanno resa famosa. Uno di questi elementi è rappresentato dal dualismo tra il pessimismo della “Terra desolata” e la religiosità che caratterizza la seconda parte della produzione dove si possono trovare titoli come: Ash Wednesday e Assassinio nella cattedrale.

“Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?

Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione?”

The Rock, 1934

L’opera di Eliot è considerata pessimista tuttavia, raramente i poeti scrivono di aspetti miserabili della realtà per amplificarli, lo fanno per esorcizzare, fare un’operazione di catarsi poiché di rado, ciò che resta lontano dagli occhi resta lontano dal cuore.

Se come lettore ed essere umano senti che la realtà che ti circonda crolla su sé stessa, se non trovi più una spiegazione per ciò che sta succedendo, allora è il caso di fare una visita a questo grande monumento che è l’opera di Eliot.

Il senso della poesia potrebbe essere il senso di conforto dato dalla consapevolezza che altri hanno vissuto le stesse angosce, paradossalmente non si è soli “sul cuor della terra” se ciò che si prova lo si trova inciso sulla carta da persone vissute decenni o addirittura secoli fa.

Se invece senti un senso di appiattimento emotivo, se i legami che vivi non sembrano più offrire stimoli e se le cose che prima ti davano gioia adesso sono solo un lontano ricordo. Forse è il caso di cambiare prospettiva, smettere di guardare la vita dalla stessa finestra. Si potrebbe suggerire la finestra di Colette, quella di Simone Weil ma sarebbe meglio suggerire la botola nel pavimento dell’anima che è la poesia di Wislawa Szymborska, poetessa e saggista polacca definita una miniaturista dell’animo umano, le sue poesie evocano spesso enigmi esistenziali dove non mancano costatazioni sul carattere universale delle cose.

“Nulla è cambiato.

Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma

nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,

le torture c’erano, e ci sono, solo la terra è più piccola

e qualunque cosa accada è come dietro la porta”

Torture – Wislwa Szymborska

Vi invito a riconsiderare ciò che avete già letto in passato, come ad esempio Ungaretti che per tutti è un “M’illumino d’immenso.” Il poeta nato ad Alessandria D’Egitto e vissuto in Italia per la maggior parte della sua vita è stato il padre di un nuovo linguaggio poetico e vale la pena andare a leggere le sue brevi poesie non solo per memorizzarle con facilità ma per sentirle appoggiarsi dolcemente al proprio animo.

“Balaustra di brezza

per appoggiare la mia malinconia

stasera”

Ungaretti, Finestra a mare, Il Porto Sepolto (raccolta di poesie del 1916)

Siamo una nuova generazione di giovani menti che pensano di cercare la propria voce e che nessuno l’abbia mai fatto prima d’ora, siamo giovani e ingenui ma abbiamo gli occhi per leggere, le mani per toccare e il cuore (semmai qualcuno l’avesse conservato) per sentire.

Mihaela Lipsa

Anche pubblicato sulla rivista dell’SDS Ragusa con la collaborazione della testata giornalistica locale ZTL (Ragusa)

Link ZTL: clicca qui

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