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Società e Attualità

Da un braccialetto in corda ad una linea di abbigliamento maschile: la storia di Befrens

Nell’estate del 2015 Dario realizza il suo primo braccialetto per se stesso, posta una foto su facebook della sua creazione e riceve tanti commenti positivi da parte dei suoi amici, anche loro vogliono quel braccialetto in corda e con l’ancora. A settembre partecipa ai primi pop up market, senza troppe aspettative, “mal che vada recupero le spese” pensava.

Le vendite si rilevano un successo, le sue creazioni piacciono. Così nasce il suo marchio, Befrens – che ricorda l’amicizia. Crea braccialetti artigianali confezionati in un’originale e rotonda scatola di latta. Ha sempre voluto “fare qualcosa di suo”, sottolinea ripetutamente.

Nel 2001 Befrens si amplia, i materiali e la tipologia dei braccialetti cambiano, migliorano. Dario inizia a creare dei bracciali in argento.

Nel 2018 Befrens diviene una srls (Società a Responsabilità Limitata Semplificata, NDR).

Dario si racconta, dice di “credere in se stesso” o meglio di voler sempre “scommettere su se stesso”, perché sa cioè che vuole dalla vita. “Malgrado i miei difetti, so che se studio e mi impegno posso raggiungere l’obiettivo, non sono stato educato ad avere una mentalità imprenditoriale, mio padre è un operaio e mia mamma fa la casalinga, hanno una concezione diversa dalla mia di sicurezza economica, cioè il posto fisso. Io ho sempre voluto un qualcosa di mio che rappresentasse la mia personalità, il mio essere”. Dario appare un giovane ambizioso, determinato e sempre col sorriso. Non ama la gente negativa, che si piange addosso, che non sorride alla vita. Perché se c’è una cosa che accomuna tutti noi, sono i problemi. La differenza sta in come ti relazioni alle avversità.

Mi colpisce un suo post su instagram del 23 marzo 2019, all’isola Bella di Taormina.

Shooting di BEFRENS. ”Domenica mi sono svegliato con la febbre ma felice e soddisfatto, perché è cio che amo fare. Appunto per questo motivo, stiamo lavorando duramente per un grande progetto, che lanceremo la prossima estate. Non morirò mica su una scrivania a fare l’impiegato, la mia vita è altro” scrive.

Dario è impiegato in un ufficio di crediti, quello non è il lavoro che lo appaga ma è solo un mezzo per costruire qualcosa di suo e di grande. Quella scrivania, quella “sicurezza” economica propria di chi è dipendente , di quel contratto a tempo indeterminato , è solo un punto di partenza e non di arrivo “per essere un giorno dipendente solo da me stesso”.

È Befrens, a farlo sentire vivo e felice di mettersi in gioco “ nonostante inizialmente sono più gli investimenti dei ricavi”. Nonostante la strada sia in salita, bisogna crederci sempre e non arrendersi mai.

“Da bambino avevo tanti sogni, uno di questi era quello di creare qualcosa di cui la società avesse bisogno, di rendermi utile per gli altri. Non avevo così tanti giocattoli, ma i sogni quelli ci sono sempre stati” sottolinea.

Eppure sono tanti i giovani sfiduciati dall’avvenire, annoiati dalla vita, scoraggiati da ciò che li aspetta. Così mi racconta che in passato lavorava in una pizzeria, portava le pizze a domicilio e guadagnava 20 euro a sera, riusciva a racimolare circa seicento euro al mese (comprese le mance). Se vuoi, puoi. Vai a lavorare, metti un gruzzoletto da parte e acquista un biglietto per la meta che più ti piace e da li “ riparti”. A chi non ha voglia di fare nulla, non ha cosa consigliare. Perché è proprio la “sete di fare” l’avvio di un futuro roseo. Un futuro pieno e colorato, come lo desidera Dario. Non “sereno”, come se la tranquillità non gli appartenesse, perché non vorrà mai smettere di creare e di crescere professionalmente.

In futuro vorrei vivere in Thailandia, in una villa pazzesca, dice scherzosamente.

“In realtà non importa dove vivrò, ma con chi e come vivrò. Non vorrei una residenza fissa, vorrei viaggiare sempre“.

So che in futuro non dovrò più timbrare il cartellino, sottostare alle dipendenze altrui.

Desidero “stare bene”, svegliarmi la mattina al fianco della persona che amo.

Dario mi confessa di vedersi in futuro un imprenditore affermato ma anche marito e padre, perché vuole trasmettere questa “voglia di fare” ai suoi figli, con l’auspicio di non sentirsi mai arrivato ma di fare sempre di più.

Era un bambino introverso e timido ma affascinato dalla gente con forti ideali e ambizioni, quello che lui è oggi.

I suoi mentori sono grandi imprenditori quali Donald Trump, Enzo Ferrari e Philip knight (fondatore della Nike) da cui non smette mai di apprendere, imparare.

Ci svela che dal 2020 lancerà una linea di abbigliamento maschile marchiata Befrens e conclude l’intervista con la citazione che più lo rappresenta “ogni uomo vale quanto le cose che ricerca” di Marco Aurelio.

Yvonne Malfa

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