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Musica e fede, la tradizione delle Cantate

Esiste, nel più ampio genere della musica sacra, una forma musicale dalla fruizione squisitamente popolare: la Cantata. La Cantata è una composizione d’ispirazione religiosa che, affidata a un’esecuzione prevalentemente bandistica, permette di esprimere attraverso il canto la devozione popolare delle feste patronali. Particolarmente diffusa nella provincia di Catania, la Cantata consta di tre parti (o meglio tempi): un’Introduzione dal carattere decisamente marziale; la Preghiera, che col suo tono patetico costituisce il cuore della composizione; la Cabaletta, il finale allegro e coinvolgente. Alcuni comuni come Misterbianco o Motta Sant’Anastasia durante le feste patronali eseguono tante Cantate quanti sono i rioni (o partiti) in cui il popolo è diviso. Stessa cosa avveniva a Catania per la festa di Sant’Agata fino agli anni ’60 circa, per cui ci si divideva nei partiti: San Nicola (corrispondente all’Antico Corso), Santa Chiara (corrispondente al Castello Ursino), San Gaetano (corrispondente alla Civita) e Santa Nicolella (corrispondente alla Collegiata).

Quanto agli autori, un nome senza dubbio meritevole di nota è quello di don Antonino Maugeri (1918-2008), di cui si conoscono la Cantata a S. Venera di Acireale e quella a SS. Alfio, Filadelfo e Cirino (per citarne solo alcune). Lo stile di certe Cantate rivela spesso echi operistici: ad esempio, nella Tradizionale Cantata ai Santi di Trecastagni (da non confondere con quella di cui sopra) una parte dell’Introduzione potrebbe ricordare alcune battute dell’inizio del II Atto della verdiana Ernani (la musica che corrisponde ai versi Quale fior che le aiuole giocondi, / olezzando dal vergine stelo, / cui la terra vagheggia ed il cielo, / è d’Elvira la rara beltà); l’accento finale maschile femminilizzato spesso utilizzato conferma ulteriormente la tesi di partenza. L’Inno a Santa Venera di Aurelio Doncich rasenta infine uno stile certamente superiore, diverso dal carattere popolare (ma non banale) delle Cantate più comuni.

Un giusto accento va poi posto sulla Cantata Popolare a Sant’Agata. Scritta da Michele Giarrusso ed eseguita durante ‘a sira o’ tri, essa è incentrata sull’intercessione della Vergine durante uno dei tanti sismi (forse quello del 1693?), una spiegazione che possiamo accettare grazie al testo stesso: (…)cento anni corserso che orribil tremuoto case distrusse e templi(…) e poi ancora (…)Ed il Vulcano attonito miri la tua pietà. Negli ultimi anni questa Cantata è stata maggiormente valorizzata dal punto di vista prettamente musicale, grazie alla revisione del Maestro Salvo Miraglia, che ne ha fornito una migliore e più consona strumentazione, rispettando comunque gli estremi musicali di partenza.

Il genere della Cantata investe dunque la banda del ruolo di veicolo di musica colta, compito che ha da sempre svolto e che bisognerebbe tuttavia riscoprire prima ancora di rivalutare.

Nino Ingrassia

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